Servizi
Indagini ottiche e fotografie multispettrali
Il nostro Laboratorio effettua riprese fotografiche ad alta risoluzione in luce visibile, in luce radente, in transilluminazione e in fluorescenza ultravioletta.
Per la Riflettografia Infrarossa, Infrarosso Bianco/Nero e Infrarosso Falso Colore ci serviamo invece della collaborazione di tecnici specializzati esterni.
Indagini diagnostiche
Pulitura - Modus Operandi del nostro laboratorio
La pulitura va vista come una fase particolare all’interno di un progetto di restauro che va progettata insieme a tutto l’intervento e in stretta connessione con il sistema di integrazione pittorica. E’ un intervento intrinsecamente non reversibile, questo ne fa un’operazione critica assai complessa, da affrontarsi in maniera attenta e prudente.
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Il nostro Laboratorio impiega aggiornati sistemi di pulitura che consentono il massimo rispetto per le opere d’arte. Operiamo non con solventi liberi, ma addensati o posti all’interno di un supportante, così da ridurre la penetrabilità del solvente nella porosità dell’opera lavorando solo sulla superficie di contatto, impedendo cioè ritenzioni pericolose all’interno degli strati e rallentandone l’evaporazione. Nella pulitura procediamo con un approccio scientifico secondo un protocollo di fasi graduali e successive da confermare in una dialettica di verifica dei risultati.
In seguito alle risposte dei tests preliminari sulla materia da rimuovere e tenendo conto del substrato pittorico da conservare, formuliamo in base al caso specifico diversi tipologie di prodotti, come: solvent surfactant gels (di solventi organici), emulsioni grasse w/o – o/w (acqua in olio – olio in acqua), sostanze tampone, soluzioni chelanti, resin soaps ABA-TEA e DCA-TEA (affinity soaps), miscele di solventi supportate o addensate, tensioattivi.
Consolidamento e fissaggio del colore
Restauro del supporto ligneo - dipinti su tavola
Risaniamo spacchi e fessurazioni. Inseriamo cunei ricavati da legno vecchio della stessa specie lignea del supporto da restaurare.
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Interveniamo tassellando le porzioni mancanti o quelle erose dai ripetuti attacchi di tarli. Sostituiamo i vecchi sistemi di controllo che risultano non efficaci o, peggio ancora, pericolosi alla conservazione degli strati pittorici.
Realizziamo nuove traverse o nuovi telai (lamellari e non) che seguano la linea curva regolare della tavola.
Le traverse o i telai vengono montati con un sistema che ha un controllo puntuale, ma elastico che si ispiri a quello antico. Le strutture proposte si fondano sul principio di permettere la dilatazione laterale delle singole assi e dunque del tavolato, contenendo in maniera elastica la deformazione ad imbarcamento. Il metodo impiegato prende spunto dai sistemi messi a punto nel Laboratorio di Supporti Lignei del Settore Dipinti su Tavola dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Intervento Anossico
Effettuiamo trattamenti antitarlo in ambiente anossico inserendo le opere in sacchi di idonea grandezza, realizzati con film impermeabile all’ossigeno, nei quali viene consumata la componente di O2 dell’aria atmosferica mediante assorbitori specifici. Con questo trattamento interveniamo sugli insetti a differenti stati vitali, sia larvale che nell’imminenza dello sfarfallamento.
Restauro del supporto tessile – dipinti su tela
Interveniamo rimuovendo le tele di rifodero e le vecchie controfondature, procedendo con la pulitura del retro della tela.
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Nei casi in cui il supporto tessile si trovi in uno stato conservativo accettabile, procediamo con il metodo del minimo intervento nel recupero della tela originale senza rifodero, saldando i fili di testa degli strappi e mettendoli in sicurezza con specifici sistemi di facile reversibilità. Utilizziamo, inoltre il metodo del sotto vuoto e calore localizzato. Proteggiamo il dipinto non foderato, applicando sul retro del telaio degli schermi removibili (classe A – ignifughi), che salvaguardino la tela dalla polvere e rallentino gli scambi termo-igrometrici con l’ambiente, specialmente quando l’opera non viene musealizzata.
Reintegrazione pittorica delle lacune
Interveniamo integrando pittoricamente le lacune con colori reversibili di ultima generazione aventi un’ottima stabilità fotochimica, che formuliamo nel nostro laboratorio utilizzando terre e pigmenti puri addizionati a specifiche resine di restauro.
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Sovrapponiamo gli strati a tratteggio a “selezione cromatica” fino ad arrivare a tono. L’integrazione differenziata viene effettuata dal nostro Laboratorio anche per integrare le opere dorate con la tecnica della “selezione oro”.
cenni storici
La reintegrazione delle lacune, insieme alla pulitura, costituisce l’altra faccia del problema complessivo della restituzione dell’immagine dell’opera. Si tratta anche della fase di restauro sulla quale più consistenti sono state le polemiche e il dibattito nel corso dei secoli. Il punto di partenza è legato alla stessa attività artistica, per cui erano gli artisti abili nella stessa tipologia di opere ad essere chiamati ad intervenire per quella che poteva essere considerata la mera riparazione di un danno. La pratica di sovrapporre la propria pittura avveniva non solo come strumento di riparazione di un danno, ma anche per ottenere un aggiornamento stilistico o introdurre quelle mutilazioni iconografiche e iconologiche richieste dai nuovi tempi.
Fu l’Istituto Centrale di Restauro (ICR) sotto la guida di Cesare Brandi, e quindi appoggiandosi alla sua Teoria, ad avanzare le proposte più ragionate e che maggiormente hanno influenzato gli sviluppi successivi. Brandi scrive nel 1950 che l’integrazione dovrà essere sempre e facilmente riconoscibile; ma senza che per questo si debba venire ad infrangere proprio quell’unità che si tende a ricostruire. Quindi l’integrazione dovrà essere invisibile alla distanza a cui l’opera d’arte deve essere guardata, ma immediatamente riconoscibile, e senza bisogno di speciali strumenti, non appena si venga ad una visione appena ravvicinata.
La necessità di porre rimedio alle pitture murali della cappella Mazzatosta di Viterbo di Lorenzo di Viterbo, colpite dalla guerra, portò Brandi e i suoi restauratori a inventare la tecnica della stesura a tratteggio verticale, volgarmente poi chiamata “rigatino”.
Nel corso degli anni Settanta, in risposta alle gravissime lacune presentate dalla Croce di Cimabue di Santa Croce di Firenze, causate dall’alluvione del 1966, Umberto Baldini e l’Opificio delle Pietre Dure (OPD) sviluppò un nuovo metodo, che successivamente nei suoi due volumi di Teoria pubblicati nel 1978 e 1981 verranno codificati come “selezione cromatica”. Il punto di partenza del Baldini, continuando nella stessa direzione del Brandi, fu che il restauro dovesse essere un atto di filologia critica, mirato all’esaltazione e alla chiarificazione dei valori e significati dell’opera senza nessuna imitazione o tentativo di competizione.
Sia il tratteggio brandiano, sia i metodi di Baldini, partono dalla valutazione del significato della lacuna e possiamo affermare che il secondo è uno sviluppo ragionato del primo. Il sistema di differenziazione è sempre basato sulla stesura a tratteggio, eseguita con materiali facilmente reversibili.
Il sistema fiorentino della “selezione cromatica” si differenzia dal tratteggio romano per due principali aspetti: per l’andamento delle pennellate (ductus) che segue quello dell’originale, e per l’impiego di colori primari e secondari che vengono accostati fra loro direttamente sulla superficie da integrare con piccole pennellate, senza miscelazioni sulla tavolozza. La scelta di impiegare solo colori primari e secondari nasce dalla consapevolezza che tramite la loro giustapposizione è possibile ottenere qualsiasi altro colore. La decisione di farne uno senza miscelazioni nasce dall’applicazione pratica dei principi percettivi relativi al colore, dai quali risulta che la giustapposizione dei colori puri o complementari permette il raggiungimento del loro massimo grado di intensità e luminosità che invece si perderebbe se venissero mischiati.
MARCO CIATTI, Sul “restauro” dei beni culturali. Viatico per gli studenti. Storia e teoria del restauro. 37. EDIFIR Edizioni Firenze, 2022.
CESARE BRANDI, Il ristabilimento dell’unità potenziale dell’opera d’arte, in “Bollettino ICR”, 1950, n.2
UMBERTO BALDINI, Teoria del restauro e unità di metodologia, Firenze, I vol. 1978 e II vol. 1981.
MARCO CIATTI, Approaches to retouching and restoration: pictorial restoration in Italy. In Early Italian Paintings: Approaches to Conservation. Proceedings of a Symposium at the Yale University Art Gallery (April 2002), edited by Patrician Sherwin Garland, YUAG 2003. 191-207.
Protezione finale e verniciatura
Restauro delle cornici
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Al fine di riordinare l’assetto complessivo e migliorare la lettura dell’opera intagliata, ricostruiamo, ove possibile, le decorazioni mancanti che possano essere desunte da altre parti presenti, e realizzate ad intaglio o a calco.